Tao Love Bus Experience, quando la musica diventa unconventional
Un pullman degli anni ’70 per portare la musica e i concerti nel centro delle città. Questa la filosofia di Valerio Ziglioli, in arte Tao, che gira l’Italia a bordo del Tao Love Bus. 550 concerti in 5 anni, 350 le città toccate e oltre 130 mila i km percorsi in Italia. E dal 15 luglio il tour si sposta in Europa.
Tao, cantautore e polistrumentista, ha esordito nel 2003 col singolo “Che colpa abbiamo noi”, ha bissato nel 2004 con “Primo Amore” ed ha pubblicato nel 2005 il suo primo album dal titolo “Forlìverpool”. A ottobre 2007 viene pubblicato il secondo album “L’ultimo James Dean” sotto etichetta Poci-one. Per promuovere l’album, Tao ha dato vita, nell’estate 2007, alla Tao Love Bus Experience: il primo rock’n roll tour in movimento, a bordo del Tao Love Bus, un fantastico pulmino hippie style munito di sound system che permette di suonare al proprio interno e di diffondere in movimento la propria musica per le città.
Qual è il concept della Tao Love Bus Experience?
La Tao Love Bus Experience è un tour musicale che esiste ormai da 5 anni, è iniziato nel 2007 in concomitanza con l’uscita del mio secondo album, “L’ultimo James Dean”. Il concept che sta alla base è quello di portare la musica alle persone ribaltando gli schemi secondo i quali solitamente sono le queste ultime che vanno ai concerti. Con la mia band siamo noi che, spostandoci con il Tao Love Bus, andiamo in mezzo alle città e alle pubblico, suonando in posti in cui normalmente non sarebbe possibile come ad esempio Piazza Duomo a Milano.
Non usando un normale palcoscenico come cambia il rapporto con i fan?
Cambia tantissimo, il rapporto è molto più diretto, le barriere non ci sono perché hai la possibilità di guardare tutti negli occhi quando canti, riesci a vivere fino in fondo le emozioni e soprattutto le riesci a trasmettere in modo ancora più immediato. L’emozione è tutto, per poterla sentire devi essere tu il primo a farla scaturire, davanti a chi ci ascolta siamo come nudi , se siamo carichi di emozioni ce ne tornerà indietro un’ondata devastante.
Quali sono le sonorità in cui ti riconosci di più?
Sono tante ma hanno tutte una caratteristica, devo essere sound naturali, non amo le sonorità di “plastica” o preregistrate.
Un aneddoto accaduto durante i tuoi tour.
Eravamo ad un festival in Romagna e, dopo il secondo pezzo, una ragazza si è infilata dentro il pullman e mi è saltata addosso staccando nell’impeto i pedalini della chitarra e fermando così la musica. Prima di riprendere a suonare abbiamo dovuto penare un po’ per farla scendere. Oppure nel 2007 a Milano ci siamo spinti a suonare fino a Piazza Duomo, all’inizio di Via Torino; il risultato è che dopo un po’ le persone che si erano radunate per sentirci hanno cominciato a bloccare il traffico ed è dovuta intervenire una vigilessa che mi ha detto: “Ehi Mister Bealtles, seguimi in centrale!”. Alla fine è diventata anche lei una nostra fan!
Quali sono i locali dove vai di solito a Milano?
Vivendo buona parte dell’anno sempre in movimento apprezzo molto le serate a casa di amici ma quando esco vado spesso al Woodstock 3 in Porta Genova (è lì che ci ritroviamo prima dei concerti), oppure in zona Navigli ad esempio al Cape Town.
Cosa bevi durante i concerti?
Acqua soprattutto. Prima dei concerti ma anche durante e dopo la cosa più sana da fare è bere molta acqua a temperatura ambiente per aiutare la voce.
Le tue ultime date italiane.
Abbiamo suonato il 7 luglio a Milano al MITO Fringe e il 14 luglio al MidSummerFest. Dal 15 luglio al 2 agosto siamo invece stati in giro per l'Europa con il Tour Europeo che è iniziato a Lione e si è chiuso a Zagabria.
A quale canzone ti senti più legato?
Le canzoni sono due e sono contenute nel mio secondo disco: “Spirito del Rock” che è stata un po’ la colonna sonora di questi 5 anni di tour, e “Padre ti amo” che è quella con cui per tanto tempo abbiamo chiuso i concerti. Tra le canzoni invece non mie sono molto legato a “Help” dei Beatles, è stata quella che mi ha fatto innamorare della musica da bambino, e “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan, un classico che ci piace suonare anche durante i nostri concerti.